D
Davide T.
Italia
Il mio colpo di fulmine è la scrittura. Vado matto per l’aneddoto. Adoro lo sconvolgimento della trama e il colpo di scena, fittizio, reale, verbale, fa niente.
La mia fonte d’ispirazione è il mondo, che si concatena in maniera stramba, astrusa, da venir compreso solo in un secondo momento, e non è nemmeno necessario che si comprenda. La maggiore difficoltà che incontro è far comprendere questo concetto. Compreso?
Se mi presento davanti al foglio con una faccia da scappato di casa non è detto che non produca qualcosa di buono, se mi presento da persona seria produrrò solo qualcosa di noioso.
La grammatica è importante fino al punto in cui non viene stravolta, e se lo stravolgimento funziona, CHISSENEFREGA della crusca.
Mi piacciono le culture anglofone e ho la passione per il misunderstanding culturale, gestuale e nell’intenzione della voce.
Ho bisogno di logica, non canonica, magari ironica, ma logica… nonsense.
Il trascendente mi affascina solo come invenzione dell’uomo, non è diverso dal fantascientifico. Gesù è il supereroe migliore di tutta la storia della scrittura e della lettura.
Il concetto di cluster mi piace, è azzeccato, ma mi annoia. Conosco la manipolazione ma ho delle remore etiche ad usarla.
Il più grande insegnamento che ho tratto facendo l’educatore è che fermezza e giudizio non sono nemmeno parenti lontani.
Il mio approccio alla psicologia viene da una scuola di teatro perciò, dove convenzionalmente si vedono autodistruzione, esaltazione, pace dei sensi; tendo a vedere immagini e trame.
Mi piace quando tra le persone si crea una comunità d’intenti per cui non bisogna continuamente spiegare cosa si sta facendo. Mi piace chi fa, mi piace osservare come fa le cose chi le sa fare.
Mi piace perdere il controllo del processo creativo.
Credo nel dimenticare quello che si è imparato. Cit: Carmelo Bene. Mi piace rafforzare i concetti con le citazioni riconoscendo i diritti d’autore.
Non credo nelle accademie, nei manuali, sono affascinato da tutte quelle figure che se ne sono andate quando non potevano più essere ascoltate dai cattedratici: Heinstein, Ruzzante, Jacques Lacan, Fosbury, Johan Cruijff… ma non mi piace il calcio.
Nella mia produzione personale alterno periodi di grande creatività a lunghi periodi di inattività . In quei momenti mi piace far andare le mani, sistemare le cose, cucinare, stare zitto. Potreste non ritrovarmi se mi lasciate nel reparto elettroutensili di Leroi Merlin.
Ho un laboratorio in cui realizzo maschere di Commedia dell’Arte in cuoio e godo quando le mani vanno da sole. Guai a interrompermi in quei momenti.
Con “La Banda dell’Ascolto Profondoâ€, ho letto in giro dei miei racconti con il sottofondo di un musicista elettronico. Se state pensando agli Offlaga disco pax, è lo stesso campo da gioco, ma tutt’altro sport. Cit: Pulp Fiction.
Ho appena riletto il testo limando il superfluo. Sono ridondante quindi sfrondo. Credo nel ritmo della scrittura, un pezzo deve essere comprensibile ma soprattutto deve suonare.
La mia fonte d’ispirazione è il mondo, che si concatena in maniera stramba, astrusa, da venir compreso solo in un secondo momento, e non è nemmeno necessario che si comprenda. La maggiore difficoltà che incontro è far comprendere questo concetto. Compreso?
Se mi presento davanti al foglio con una faccia da scappato di casa non è detto che non produca qualcosa di buono, se mi presento da persona seria produrrò solo qualcosa di noioso.
La grammatica è importante fino al punto in cui non viene stravolta, e se lo stravolgimento funziona, CHISSENEFREGA della crusca.
Mi piacciono le culture anglofone e ho la passione per il misunderstanding culturale, gestuale e nell’intenzione della voce.
Ho bisogno di logica, non canonica, magari ironica, ma logica… nonsense.
Il trascendente mi affascina solo come invenzione dell’uomo, non è diverso dal fantascientifico. Gesù è il supereroe migliore di tutta la storia della scrittura e della lettura.
Il concetto di cluster mi piace, è azzeccato, ma mi annoia. Conosco la manipolazione ma ho delle remore etiche ad usarla.
Il più grande insegnamento che ho tratto facendo l’educatore è che fermezza e giudizio non sono nemmeno parenti lontani.
Il mio approccio alla psicologia viene da una scuola di teatro perciò, dove convenzionalmente si vedono autodistruzione, esaltazione, pace dei sensi; tendo a vedere immagini e trame.
Mi piace quando tra le persone si crea una comunità d’intenti per cui non bisogna continuamente spiegare cosa si sta facendo. Mi piace chi fa, mi piace osservare come fa le cose chi le sa fare.
Mi piace perdere il controllo del processo creativo.
Credo nel dimenticare quello che si è imparato. Cit: Carmelo Bene. Mi piace rafforzare i concetti con le citazioni riconoscendo i diritti d’autore.
Non credo nelle accademie, nei manuali, sono affascinato da tutte quelle figure che se ne sono andate quando non potevano più essere ascoltate dai cattedratici: Heinstein, Ruzzante, Jacques Lacan, Fosbury, Johan Cruijff… ma non mi piace il calcio.
Nella mia produzione personale alterno periodi di grande creatività a lunghi periodi di inattività . In quei momenti mi piace far andare le mani, sistemare le cose, cucinare, stare zitto. Potreste non ritrovarmi se mi lasciate nel reparto elettroutensili di Leroi Merlin.
Ho un laboratorio in cui realizzo maschere di Commedia dell’Arte in cuoio e godo quando le mani vanno da sole. Guai a interrompermi in quei momenti.
Con “La Banda dell’Ascolto Profondoâ€, ho letto in giro dei miei racconti con il sottofondo di un musicista elettronico. Se state pensando agli Offlaga disco pax, è lo stesso campo da gioco, ma tutt’altro sport. Cit: Pulp Fiction.
Ho appena riletto il testo limando il superfluo. Sono ridondante quindi sfrondo. Credo nel ritmo della scrittura, un pezzo deve essere comprensibile ma soprattutto deve suonare.