Elisa S.
Italia
Quando sono in giro e mi presento, tutti vedono il mio valore, tranne il mercato del lavoro.
Perché?
Perché non ho una laurea.
Che poi, io una “laurea” in teoria ce l’avrei. Ho un percorso biennale di diploma accademico al Teatro Nazionale di Milano, in Performer di Musical Theatre, ma:
- “è biennale”
- “non è riconosciuto dal ministero”
- “ah ma di lavoro vero quindi cosa fai?”
E così magicamente sparisce nell’etere.
Eppure io mi sono dovuta diplomare al liceo per fare quest’accademia, dovevo avere il titolo di maturità, mica mi lasciavano entrare sennò. Ero lì tutti i giorni a studiare, dalle 9 a pomeriggio o sera, e ulteriormente a casa; c’era la disciplina del performer, dello sport, dello spettacolo, c’erano i lavori di gruppo e la sinergia che solo dei Teatranti possono capire cosa sia, sperimentandola direttamente sulla pelle (letteralmente, la tua e quella degli altri).
Il mercato del lavoro non mi vede perché forse dal mio curriculum io non passo. Ma come far passare un percorso che si può raccontare solo a parole, da un essere umano a un altro essere umano, se non addirittura che va vissuto per essere compreso appieno?
Ma in fondo chi vogliamo prendere in giro? La mia vita è stata talmente contorta che in fondo non lo capisco nemmeno io ‘sto percorso, a volte. E di male in peggio, perché il lavoro moderno non premia i profili ibridi. “Sono andatx a scuola, ho studiato questo, ho proseguito con una carriera universitaria coerente, mi sono inseritx in un’azienda di spicco del settore con un contratto di apprendistato e ora, prima di sposarmi, fare figli e prendere un cane, lavoro giorno e notte per sviluppare le competenze necessarie per questa mia iperspecializzazione e scalare le posizioni aziendali.” Bravó, bravó!, direbbero i francesi.
E chi, invece, si è speso per imparare o rafforzare quelle competenze che nessun libro ti può insegnare? Chi non ha trovato la strada segnata, o forse a chi non interessava segnarsela, com’è?
Come sono quelle persone che da un giorno all’altro programmano un viaggio zaino in spalla, dall’altra parte del mondo, senza agenzie a supportarli, magari andandoci pure da sole? Quelle persone che hanno passione e facilità per la conoscenza di nuove culture, l’apprendimento di nuove lingue, e che non si stancano mai di imparare qualcosa di nuovo se serve ad arricchirli personalmente? Non sono queste competenze che forse possono trasferirsi nel lavoro, in un modo o nell’altro? L’apprendimento rapido, la curiosità, l’attitudine a uscire dagli schemi e guardare i problemi da altre prospettive, riorganizzando il necessario per uscire da un’impasse? Non so, dico io.
Il non avere la strada scritta e il destino segnato, ma il doversi reinventare sempre ogni giorno, ogni settimana, ogni mese o ogni anno perché la vita ti pone di fronte a nuove sfide? Cambiamenti, voluti o non voluti che fossero, ricercati o non ricercati.
(Per chi non l’avesse capito, questa persona sono io.)
Cosa dice questo di me? Non lo so. Io mi sono stufata di cercare di spiegarlo, ognuno ci vede quello che vuole, in fondo, nelle altre persone. Perciò cercatelo voi il significato del mio essere: l’interpretazione dei miei gesti, delle mie parole, del cammino della mia vita che ognuno di voi darà sarà quella corretta in funzione della nuovissima e unicissima relazione che intercorrerà tra Me e Te.
Intanto ricomincio. Mi presento, però con le cose che contano davvero: mi chiamo Elisa, mi piace la musica rock e metal (ho perso il conto di quante volte ho pianto sulle note dei miei artisti preferiti e dei soldi spesi per andare a vedere gli Eagles fuori dall’Italia), respiro veramente solo quando vedo il mare o un nuovo pezzettino di mondo, salto di gioia quando posso comunicare con persone di tutto il mondo nella loro lingua e il mio cuore è contento quando posso stringere a me la mia gatta, compagna di vita da 17 anni.
Quanti anni ho? Ancora nella fascia dei pochi, secondo il mondo, me ne sento molti di più secondo me, ma la realtà è che non importa.
Mi sentirai urlare se davanti a me verrà consumata un’ingiustizia e mi percepirai tranquilla e leale quando saprò di potermi fidare di te.
Il mio valore è lì. Nascosto, visibile o metà e metà, sta a Te deciderlo. E sta a Te decidere se trova il suo posto nel tuo angolo di mondo.
Credo che ognuno, prima o poi, sarà Visto da chi ha gli occhi giusti per guardarlo. Da colui il cui sguardo mira nella stessa direzione, o meglio, da colui il cui sguardo parte dalla stessa linea di avvio. Perché a volte la vera affinità, la vera comprensione non si genera dal futuro dell’obiettivo in comune, ma dalla base di partenza del passato.
In alcune culture, il passato è qualcosa che sta davanti a te perché lo puoi vedere, mentre il futuro sta dietro, perché è ancora sconosciuto. Chi, meglio di chi può comprendere il tuo passato, può trovare il modo giusto di percorrere insieme a te la strada per il futuro?
La vita inizia nel momento in cui nasci. Ovvero: parti dalla base. Permettiamo che questo si applichi anche a tutto il resto delle cose che ne compongono il grande puzzle.