Aprire Partita IVA: come fare nel 2021?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente lavori già da un pezzo come “freelancer” – magari utilizzando lo strumento della prestazione occasionale – e, adesso, ti senti pronto per fare il “grande salto” ed aprire Partita IVA.

Oppure, collaborando con uno o più committenti, stai per superare la durata massima di trenta giorni, ma vorresti proseguire con questa esperienza per portare a termine il progetto e non compromettere il rapporto di fiducia.

Insomma, qualunque sia la motivazione che ti spinge ad entrare nel mondo della libera professione ed a metterti in proprio con uno studio o un’attività tutta tua, l’apertura della Partita IVA è un passaggio imprescindibile.

Oggi, pertanto, vogliamo affrontare un tema abbastanza “spinoso” ma, al contempo, di assoluta importanza: qual è l’iter burocratico per aprire una Partita IVA nel 2021? Quali documenti occorrono? E quali sono i costi?

Dunque, se ti ritrovi nella descrizione o, comunque, aspiri a diventare un professionista nel tuo settore e stai contemplando l’idea di aprire Partita IVA, qui troverai le “istruzioni” per raggiungere il tuo obiettivo!


Aprire Partita IVA online, gratis e in 24 ore

La procedura per aprire Partita IVA come libero professionista è molto semplice: non occorre recarsi fisicamente nella sede dell’Agenzia delle Entrate, ma è sufficiente scaricare il Modello AA9/12 dal sito ufficiale, inserire i dati richiesti e, in ultimo, trasmettere tutto per via telematica.

Entro 24 ore circa riceverai la serie di 11 cifre di cui si compone la Partita IVA. Contestualmente potrai procedere con l’iscrizione alla tua Cassa Previdenziale, se ne esiste una dedicata alla tua professione (vedi, per esempio, Inarcassa per architetti ed ingegneri, Enpap per gli psicologi o Enpam per i medici), oppure alla Gestione Separata INPS.

Per chi esercita la libera professione, aprire Partita IVA, di per sé, non comporta spese: l’operazione, infatti, è gratuita al 100%. Tuttavia, per l’assistenza di un intermediario, occorre pagare un compenso che parte da un minimo di 250-300 €, per arrivare a cifre più alte a seconda dei casi (ad esempio, per l’apertura di una ditta individuale, la spesa è di 1.000 € circa).

Chi non vuole – o non può – spendere cifre del genere, ma non per questo intende rinunciare al supporto di una persona qualificata, può ricorrere ad una soluzione alternativa. Molto interessante, per esempio, è il servizio proposto da Fiscozen, un vero e proprio “consulente fiscale” digitale al 100%.

Fiscozen offre gratuitamente assistenza ai professionisti che desiderano aprire Partita IVA (per le ditte individuali, il costo è 200 € + IVA), occupandosi delle svariate incombenze e fornendo consigli nei momenti più delicati, tra cui la definizione del Codice ATECO e la scelta del regime fiscale.

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Codice ATECO e regime fiscale: come scegliere?

Durante l’attivazione della Partita IVA, come ti abbiamo anticipato, bisogna indicare sia il Codice ATECO che meglio rispecchia il proprio ruolo (es. psicologo, fotografo, ecc.) o il settore di riferimento (es. servizi alla persona), sia il regime fiscale che si vuole adoperare (es. regime forfettario).

Il Codice ATECO serve a definire l’attività svolta ed a stabilire, attraverso il coefficiente di redditività, sia la percentuale di fatturato su cui si calcolano tasse e contributi, sia quella delle spese deducibili nel regime forfettario.

Il regime fiscale, invece, è l’insieme delle regole che riguardano il conteggio delle imposte e la gestione della Partita IVA in generale. Oggi l’opzione più conveniente, economicamente e non solo, è appunto il forfettario, che ha una tassazione agevolata (con aliquota fissa al 15%, ridotta al 5% per il primo quinquennio, per chi rientra negli appositi requisiti) ed una gestione “easy”.

I professionisti che, al momento di aprire la Partita IVA, scelgono di avvalersi del regime forfettario godono di numerosi vantaggi, tra cui:

  • franchigia IVA;

  • assenza di contabilità;

  • esonero dall’uso della fatturazione elettronica;

  • esonero da studi di settore / esterometro, ecc..

Il forfettario presenta sia dei limiti (uno su tutti: la soglia relativa a ricavi e compensi annui, la cui somma non può superare i 65.000 €), sia delle “cause di esclusione” che rendono impossibile la sua applicazione. Considerato ciò, la scelta del regime andrebbe sempre valutata insieme ad un esperto che sappia verificare il rispetto o meno dei criteri stabiliti dalla normativa.


Questa guida è scritta per LavoriCreativi da Fiscozen

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